Ottimizzazione e posizionamento per e-commerce L’ecommerce è, tra tutte le tipologie di sito internet, quella in assoluto più complessa non solo da sviluppare, ma anche da promuovere sui motori di ricerca.

La seo per ecommerce, a partire dal development e da tutte le problematiche ad esso connesso (contenuti, tassonomia, paginazione, URL) all’analytics, ovvero il tracciamento delle conversioni e del comportamento degli utenti, al posizionamento su Google, per ottenere il quale bisognerà tener conto di player commerciali quali Amazon, Ebay, I comparatori di prezzo e Google medesimo, che spinge l’omonimo servizio Shopping. In una strategia di search advertising di medio-lungo periodo, quindi, bisogna procedere per gradi e con estrema attenzione e competenza.

Se è vero che adottare piattaforme consolidate come Magento, ZenCart o WordPress può mettere al riparo dal 90% degli errori che si possono fare in sede di sviluppo, il marketing, fondamentale per rendere redditizio il proprio investimento, dovrà tener conto non solo dei competitor e della search intent degli utenti, ma integrarsi al meglio con I limiti e le potenzialità del CMS prescelto.

Come selezionare i KPI Il primo importante passaggio per un e-commerce è quello di scegliere I corretti KPI (Key Performance Indicators, ovvero degli indicatori precisi attraverso cui misurare il successo o meno di un’attività online). Si tratta di informazioni che permettono di capire meglio come sta evolvendo un progetto web e che consente di capire i passi da compiere di volta in volta.

La scelta dei KPI dipende dall’obiettivi che una campagna di marketing come il posizionamento su Google deve conseguire, ad esempio:

  • se il sito ha molto traffico ma poche conversioni, bisognerebbe scegliere i KPI in maniera tale da tracciare le conversioni dei clienti sulla base del funnel, ovvero del percorso che essi fanno dal primo ingresso nel sito e fino a quando portano a termine l’acquisto. In questo caso i KPI più importanti sono il Bounce Rate, il tasso di abbandono al checkout, la percentuale di pagamenti con carta di credito o con altri metodi, il tasso di conversione;

  • se il problema è portare traffico, bisognerebbe scegliere i KPI giusti per capire come aumentarlo. In questo caso ci si può focalizzare su visite, bounce rate e canali di traffico;

  • se se vuole puntare sui social media, i KPI giusti sono gli share, il CTR (Click Through Rate) dei post pubblicati sui social e il tasso di engagement.

Oltre ai tre esempi riportati sopra, possiamo citare altri gruppi di KPI importanti, come l’aumento del tasso di riacquisto o la riduzione della spesa di advertising e posizionamento sponsorizzato per promuovere beni e servizi.

Tracciato il quadro della situazione del proprio ecommerce, aggregando dati come (ma non limitati a): traffico, fatturato, bounce rate, posizionamento delle chiavi core business e stabilito uno o più KPI, si può procedere con lo studio dell’ecommerce, individuandone punti di forza e criticità.

Monitoraggio Conversioni in un ECommerce Ogni attività online può migliorarsi attraverso un monitoraggio preciso del comportamento degli utenti sul proprio sito, ma per un negozio online il corretto settaggio dei misuratori di traffico (analytics) rappresenta un’esigenza vitale: solo grazie ad un quadro del traffico e degli user behaviour, periodicamente aggiornato, è possibile per il webmaster intervenire sui contenuti e sulla navigazione e sul processo di vendita al fine di migliorare ordini, conversioni, iscrizioni.

Di seguito una serie di valori ed informazioni che permettono di monitorare le conversioni. Ci limiteremo alle più importanti e conosciute:

  • fonti di traffico (visitatori diretti, traffico dai motori di ricerca e/o da altre fonti): ognuna di esse ha un tasso di conversione diverso e bisogna capire quale rende di più e quale, invece, si può ottimizzare meglio;

  • conversioni dei nuovi utenti, ovvero coloro che interagiscono per la prima volta con un sito;

  • conversioni dei visitatori di ritorno, ovvero coloro che hanno già visitato (o addirittura comprato) su un sito. E’ questo un dato importantissimo perché vendere ad un cliente fidelizzato è molto più semplice e remunerativo;

  • valore per visita, ovvero quanto vale, in media, una visita, sia in generale che per beni e servizi offerti;

  • costo per visita, cioè il costo medio di ogni visita;

  • bounce rate, tenendo presente che in un e-commerce dev’essere al minimo possibile. Difficoltà nell’utilizzo, poca chiarezza o problemi di usabilità vanno a detrimento dell’esperienza utente, con incremento conseguente del bounce rate;

  • pagine di uscita, cioè quelle dove gli utenti abbandonano il sito web. In un e-commerce è fondamentale capire dove gli utenti escono dal sito per capire se ci sono problemi nella fase di conclusione delle vendite online, o meno.

I 5 errori SEO più comuni negli ecommerce

Contenuti duplicati

Generalmente l’errore più comune e più grave di un e-commerce. In maniera particolare questo problema si riscontra nei drop shipper, nei siti che caricano schede prodotto direttamente fornite dal produttore, ecommerce che oltre al proprio sito sfruttano canali diversi quali comparatori, amazon, ebay. Il problema principale è legato alla scheda informativa del prodotto, spesso duplicata o comunque non troppo differenziata rispetto all’originale.

Pagine di bassa qualità

Benché il concetto di bassa qualità, per Google, sia spesso non univoco (pagine con poco testo unico e/o pagine che non ricevono traffico e/o pagine con testo duplicato ecc.) e, diciamo “fluido” è un problema che, anche involontariamente, può affliggere qualsiasi ecommerce. Avere un numero eccessivo di questi contenuti influenza negativamente sulla frequenza di crawling da parte dello spider e problemi nell’assegnazione della giusta importanza alle pagine più rilevanti del sito. La conseguenza di ciò è uno scarso rendimento generale sul motore di ricerca.

Esistono numerosi parametri intrinsechi (qualità contenuti, pertinenza, ottimizzazione) ed estrinsechi (traffico, bounce rate, posizionamento su google, posizione nella gerarchia navigazionale del sito) per definire la qualità della singola pagina web, l’analisi è sicuramente complessa, ma può portare a sicuri miglioramenti delle performance generali del sito internet.

User-generated content

Si tratta di quei testi generati dagli utenti, come le recensioni ad esempio. Alcuni siti di successo ne hanno fatto uno dei loro punti di forza, come Wikipedia o Amazon, ma spesso il contenuto generato dagli utenti è di scarsa qualità, duplicato (es: copia incolla da altre fonti o recensioni), oppure spam. A scanso di equivoci, I contenuti generati dagli utenti sulle proprie pagine prodotto sono un VALORE, ma richiedono la giusta integrazione nelle proprie pagine, moderazione, controllo di qualità da parte del webmaster. La chiave per il successo è il processo di acquisizione di tali contenuti: in Wikipedia è la moderazione, in Amazon è la possibilità di ordinare le recensioni per più utili. Il tuo quale sarà?

Pagine non ottimizzate

Spesso le pagine di un e-commerce non sono ottimizzate. A volte per limiti del CMS, che non permette l’edit di determinati metadati o porzioni di testo, un po’ perché la comunicazione del sito, che deve essere sia informativa che emozionale, è sbilanciata a favore di quest’ultima. La keyword research è un processo importantissimo, che dovrebbe essere fatto a cadenza regolare in ogni sito web, in particolare per un e-commerce.

Linking interno (e navigazione) non strutturato ad hoc

Nella maggior parte dei casi si tende a trascurare l’importanza del linking interno come strategia di marketing e SEO, in realtà è molto importante, sia perché permette:

  • agli spider di visitare e indicizzare correttamente le pagine del sito

  • ai motori di ricavare l’esatta tassonomia dei propri contenuti

  • all’utente di approfondire la ricerca e trovare facilmente I prodotti che cerca

Differenze tra b2c e b2b e il loro impatto su comunicazione e marketing B2C e B2B identificano il rapporto che regola il processo di vendita tra produttore e compratore.

Il termine B2C sta per business-to-consumer ed è il processo di vendere direttamente ai consumatori finali. Si tratta, ad esempio, del tipo di clientela cui si rivolge il classico e-commerce, come Amazon. Il termine B2B, invece, sta per business-to-business, ed è il processo di vendere ad un’altra azienda.

Le differenze tra B2B e B2C sono notevoli, in maniera particolare in termini di comunicazioni (è diverso parlare ad un consumatore finale rispetto ad un’azienda), complessità delle transazioni, possibilità di realizzare economie di scala e costo finale delle comunicazioni di marketing.

In termini di approccio e strategie di marketing, web marketing e comunicazione, il B2B e il B2C differiscono sostanzialmente: nel primo caso è possibile usare un linguaggio più tecnico, mentre nel secondo bisogna rimanere “ancorati” ad un linguaggio più semplice, emozionale, ma senza dimenticare la componente informativa che è richiesta nella presentazione dei propri prodotti.

Insomma, target diversi, tecniche di vendita diversi. Inutile e costoso in termini di denaro e tempo, cercare di adottare una strategia unica che non tenga conto della tipologia di ecommerce che si intende promuovere.

Analytics come strumento diagnostico e per migliorare le vendite

Google Analytics è il software di tracciamento delle visite più completo in assoluto. Nelle sue funzioni base è semplice da usare ed intuitivo per la maggior parte degli utenti. A livello SEO lo si può usare per identificare eventuali problemi e porvi rimedio il prima possibile.

Ecco alcuni suggerimenti su come operare:

  • identificare cali improvvisi di visitatori organici, che spesso sono sintomo di issue lato seo come penalizzazioni, cambi nell’algoritmo, cali di posizionamento;

  • integrare con le informazioni che si possono ottenere da Website Penalty Indicator per trovare potenziali penalità legate ad un aggiornamento degli algoritmi di Google;

  • controllare il comportamento degli utenti per verificare la risposta ad eventuali modifiche in termini di design ed usabilità, in maniera particolare bisogna verificare il tempo sul sito e la percentuale di bounce rate;

  • verificare il rendimento del sito web da desktop, tablet e smartphone, poiché possono esserci delle differenze importanti, anche in considerazione del fatto che il traffico mobile anche per gli ecommerce rappresenta una porzione sempre più rilevante.