E-commerce e SEO: come migliorare il sito e quali errori evitare

E-commerce e SEO: come migliorare il sito e quali errori evitare

Esistono due visioni sul funzionamento perfetto di un sito e-commerce. I due poli emergono fin dal nome, il lato elettronico che appartiene agli specialisti del web e in particolare ai SEO e il lato commerciale che invece è dominato dagli esperti del marketing.

In realtà spesso quando si leggono lavori, manuali, suggerimenti e tecniche per l’ottimizzazione di un e-commerce scritti da una sola mano tende a prevalere uno dei due punti di vista, e quindi l’e schiaccia il commerce o viceversa. Di fatto i due aspetti sono complementari in qualità differenti e non tanto in misure di percentuale (date poi più o meno arbitrariamente o comunque senza dichiarare un criterio scientifico di base per calcolarle) e anzi nella pratica molte questioni (con-)fondono entrambe le componenti, dato che per l’utente l’esperienza con il sito di retail si identifica psicologicamente con il sito stesso, il quale maschera con trasparenza tutto ciò che sta dietro quel codice web e gli consente di ricevere fisicamente la merce nel luogo in cui si trova e nel modo che si attende.

Premessa necessaria per segnalare che un e-commerce perfettamente codificato, in ottima aderenza rispetto ai criteri web, indicizzato in modo eccellente ma al quale fa da contrappeso un’organizzazione back-end scadente porta a un trenta e lode solo in un esame universitario, mentre nel mondo reale del mercato il compratore che si serve del web è mediamente acutoattentopiù critico nei confronti del sistema e dunque non si lascerà sedurre da un’interfaccia accattivante e gustosa condita però da corrieri ritardatari o problemi con gli acquisti di vario genere.

Ritornando sul lato online e concentrandoci sugli atteggiamenti SEO da adottare può essere utile isolare per prima cosa le differenze tra l’ottimizzazione di un sito di e-commerce e un sito generico.

Il sito retail ha di solito un database ampio di prodotti che si aggiorna con una frequenza più o meno elevata: alcuni sono aggiunti, altri rimossi, infine certi subiscono modifiche nel corso del tempo. Dunque calibrare tutti gli interventi affinché gli utenti ottengano sempre una fotografia reale di ciò che cercano non è un’operazione semplice nel momento in cui si devono fare i conti con i motori esterni e con Google, visto che non aggiornano l’indice del sito appena ilwebmaster schiocca le dita.

Uno degli altri problemi tipici dell’e-commerce è la concorrenza spietata: quasi nessuno vende qualcosa di così richiesto che non propongono anche gli altri, e sul mercato si trovano numerosi comparatori di prezzo come ShoppyDoo e Trovaprezzi,  il che si traduce con una proporzione particolare: un’enorme fatica sulla SEO dell’e-commerce produrrà risultati inferiori rispetto al medesimo sforzo riversato su unblog, una testata, o qualunque altro sito tratti materiale originale.

Consideriamo ora le piattaforme esistenti per costruire il sito di retail. Le più conosciute sono le opensource Magento, Open CartOscommerceZen Cartscritte in PHP. Ne esistono poi a pagamento, con varie opzioni nel pacchetto, e naturalmente su misura commissionate ad hoc. Ma quali sono le caratteristiche da prendere in considerazione e che torneranno utili per l’ottimizzazione?

Innanzitutto la velocità: dipende non solo dalla piattaforma ma soprattutto dal server in cui è installata. Se il tempo di caricamento del sito supera i 2-3 secondi si iniziano a perdere potenziali clienti. Se è ancora più lento, si guadagna di più vendendo su e-BayGoogle inoltre penalizza i siti lenti e quelli che non tengono conto degli smartphone e dei tablet. Oggi è impensabile non offrire una versione mini e leggera pensata per i dispositivi con schermo piccolo e connessione umts. Banale poi citare l’esigenza di stabilità e l’effetto nefasto di quei siti che tendono ad andare in down appena registrano un minimo di traffico perché girano su server sottodimensionati.

Il motore interno che setaccia il database deve essere potente. Significa che deve consentire ricerche mirate, con più opzioni, offrire il sorting (per prezzo,disponibilità, etc) e produrre risultati in tempi rapidissimi. Un grande aiuto lo offrono gli algoritmi di misspelling e che scompongono più parole nella query (se l’utente digita orlogi depca è l’e-commerce tratta nel database solo orologi contemporanei, è pur sempre auspicabile mostrare quelli anziché uno scortese 0 results).

Le descrizioni sui prodotti vanno inserite e curate con attenzione. Non devono risultare eccessivamente promozionali e forzate: chiaresintetiche e possibilmentereali. Se invece sono dettagliate e approfondite, oltre che formattarle con grassetti e corsivi e spezzarle in paragrafi per alleggerirne la lettura, è bene inserire unasintesi di poche righe all’inizio, affinché il cliente al volo capisca di cosa si tratti.

I titoli dei prodotti in vendita andrebbero riscritti in base alle query di ricerca effettive, o almeno ottimizzati in questo senso. Il nome ufficiale di un prodotto può differire molto dalla ricerca umana e dato che Google dà più peso a un tag h1 o h2 rispetto a un semplice div, conviene avvicinare l’headline alle parole digitate statisticamente dall’utente e specificare la denominazione del produttore immediatamente sopra o sotto con un tag di peso inferiore.

Sul file robots.txt sarebbe meglio precisare alcuni filtri per evitare i contenuti duplicati. In pratica si tratta di escludere tutte le pagine che sono frutto di una ricerca interna e che quindi non fanno altro che generare dinamicamente doppioni che possono scardinare l’indicizzazione ideale dell’e-commerce su Google.

La presenza di un aspetto sociale, e non solo attraverso l’interconnesione a PlusFacebookTwitter eccetera, ma anche interna, per esempio creando un’area pubblica per le recensioni del prodotto a disposizione dei clienti, può dare fiducia ai nuovi acquirenti (quasi tutti gli acquisti online avvengono dopo aver trovato unaconferma positiva sul prodotto scritta da altri utenti) e in genere potrebbe avere un effetto positivo sull’indicizzazione da parte dei motori esterni.

riferimenti
http://arnobhridoy.wordpress.com/2013/02/20/top-e-commerce-platforms2012
http://www.ballirocommercegroup.com/top-5-ecommerce-platforms
http://blog.kissmetrics.com/seo-errors-ecommerce-websites
http://www.wamda.com/2013/01/7-essential-tips-for-e-commerce-seo

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