Espandere il tuo e-commerce all’estero: 8 consigli per farlo bene

Hai un e-commerce in Italia e stai pensando di espanderti all’estero? A seconda dei casi, potrebbe essere un’ottima scelta anche perché fuori dal nostri confini c’è tutto un mondo da conoscere e dove poter vendere.

Però, prima di farlo, devi avere la certezza di capire come fare, di conoscere i passi che devi compiere, uno dopo l’altro, per evitare di bruciarti e finire per spendere tempo e denaro senza avere avuto in cambio nulla di nulla.

Andiamo dunque a vedere alcuni consigli per poter espandere il tuo e-commerce all’estero.

L’analisi del mercato estero

Studiare il mercato dove vorrai andare a competere è la prima cosa importante da fare, altrimenti ti stai muovendo alla cieca.

Devi conoscere le abitudini dei consumatori esteri, capire che cosa cercano e come lo desiderano. Inoltre, devi sapere chi sono i concorrenti con cui ti andrai a scontrare.

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Uno dei modi per poter studiare il mercato è proprio quello di analizzare i tuoi futuri competitors: che cosa vendono? Come lo fanno? Cosa differisce il loro prodotto dal tuo?

Oltre a questo, ci sono tutta una serie di studi sulle abitudini dei consumatori che vengono pubblicati in maniera regolare e che ti aiuteranno a capire meglio il paese dove stai andando ad entrare.

Scegli bene il mercato dove vuoi entrare

Questo è un altro passo importante da compiere: dove vuoi veramente espanderti? E dove ti conviene farlo? Considera che i mercati più “evoluti”, ovvero quelli dei paesi sviluppati, potrebbero essere saturi di concorrenza, il che significa meno spazio per te e più impegno di tempo e denaro per cercare di entrarvi. Al contrario, i mercati nelle zone est e sud del mondo potrebbero essere meno sviluppati e più accessibili.

Ma tutto dipende, ovviamente, dal prodotto che vendi. In ogni caso, non escludere nulla.

Devi conoscere le regole del gioco

Per andare a vendere all’estero non devi avere necessariamente un e-commerce con tanto di azienda con sede all’estero, ma è fondamentale conoscere le norme che regolano le vendite online negli altri stati.

Non ci riferiamo all’analisi dei consumatori, di quella abbiamo già parlato, ma proprio al paese in sé: devi sapere in maniera puntuale tutto sulla burocrazia del paese, le tasse, le norme che regolano le importazioni e così via.

A seconda delle norme e delle caratteristiche di ogni paese, potresti avere dei limiti o dei vantaggi nel cercare di vendere lì, questa è una cosa che devi sapere e devi mettere in conto, prima ancora di iniziare concretamente a progettare la tua espansione.

Scegli per bene i prezzi

Sembra un paradosso, ma vendere all’estero agli stessi prezzi del mercato italiano è una follia, per due motivi principali.

Ci sono paesi in cui le stesse cose che in Italia costano 1 euro lì costano meno della metà, di conseguenza pretendere di voler vendere al prezzo italiano esclude a priori dalle vendite.

Allo stesso modo, se una cosa che in Italia costa 1 euro e all’estero costa mediamente 2, perché venderla a tanto di meno? O comunque, in questo modo avresti margine su cui giocare per andare a fare concorrenza sui prezzi guadagnare fette di mercato in maniera relativamente veloce.

Per conoscere bene i prezzi che puoi applicare, puoi sia studiare gli e-commerce concorrenti che già vendono in quel paese, sia andare a verificare di persona.

A seconda di questo dovrai ovviamente fare dei calcoli sull’effettiva convenienza di andare a vendere ad un costo più basso.

Analizza i metodi di pagamento internazionali

Paesi che vai, metodo di pagamento che trovi. Non in tutti i paesi c’è un metodo di pagamento standard per gli acquisti online, e devi avere la certezza di fornire all’utente esattamente il metodo di pagamento più usato nel paese, oltre ad alcune alternative minori.

Ad esempio, in Belgio si preferisce pagare con delle soluzioni nazionali come Bancontact piuttosto che con VISA o Mastercard, nei Paesi Bassi la prima soluzione di pagamento è iDEAL, mentre in Polonia sta andando molto forte il bonifico bancario grazie a Przelewy24.

Anche in questo caso, puoi studiare i concorrenti e vedere che metodi di pagamento offrono.

Studia bene le spedizioni

Riuscire a far arrivare un oggetto a casa dell’utente in brevissimo tempo è fondamentale e, a volte, fa tutta la differenza del mondo.

Certo è che devi offrire delle consegne veloci, soprattutto per non farti schiacciare da giganti come Amazon che, con il prime, ti garantiscono la consegna in un giorno lavorativo (ma non su tutti i prodotti). D’altra parte, se sei convinto di avere un buon prodotto, è un peccato farti fermare solo dalle spese e dalle tempistiche di spedizione.

In questo caso dipende molto dalla tua abilità e fortuna nel trovare un buon corriere, oltre che dalla tua abilità a proporre delle soluzioni di spedizione che possano risultare contemporaneamente comode e convenienti per l’utente, vantaggiose per te.

La promozione dei tuoi prodotti e del tuo brand all’estero

Ora che hai capito che si può fare, che conosci le leggi estere e che hai organizzato anche le spedizioni in maniera puntuale, puoi dedicarti alla promozione dei tuoi prodotti all’estero.

Partiamo dal presupposto che non è sufficiente solo far tradurre il sito, men che meno farlo fare da un  traduttore automatico o da una persona non madrelingua.

Quando vuoi vendere all’estero, la perfezione grammaticale e linguistica è fondamentale; immagina semplicemente di trovarti un sito web da cui stai acquistando qualcosa e in cui la descrizione del prodotto è scritta in italiano non corretto, o è ricca di errori. Termineresti l’acquisto?

Da un punto di vista della promozione, ricorda anche che all’estero non c’è solo Google, anzi. In Russia, ad esempio, il motore di ricerca più usato è Yandex, mentre il Cina è Baidoo. Negli Stati Uniti anche Bing ha una buona fetta di mercato (che comunque rimane piccola se paragonata a quella di Google, ma non per questo da scartare a priori), e non puoi ovviamente dimenticare i social, da Facebook a Twitter, ma anche LinkedIn, Instagram e così via.

Internazionalizzare un e-commerce, consigli finali

Andando a concludere questo articolo, possiamo dirti che andare a vendere all’estero è sicuramente una cosa emozionante e, se fatta bene, può portarti a dei fatturati non da poco.

Devi, però, studiare per bene il mercato di riferimento, non puoi lasciare nulla al caso e devi avere pazienza, oltre che convinzione che la tua intuizione sia giusta e ovviamente perseveranza.

Le possibilità ci sono, devi solo riuscire a coglierle.

6 consigli di content marketing per il tuo e-commerce

Quando si parla di content marketing per un e-commerce, ci si addentra in un argomento cui bisogna prestare molta attenzione perché sviluppare una strategia dei contenuti professionale può fare davvero molta differenza per quanto riguarda il successo, o meno, del proprio business online.

La definizione di content marketing è chiara e comprende tutte le strategie volte alla creazione di contenuti per il proprio progetto digitale. Google, ma anche gli altri motori, danno loro estrema importanza, non fosse altro per il semplice fatto che, quando un utente fa una ricerca, sta cercando delle informazioni, dei contenuti.

Nel caso di un e-commerce, potrebbe non essere così semplice, a prima vista, riuscire a definire una strategia di content marketing da portare avanti con precisione e metodo; per fortuna, solo ad una prima vista. In realtà, infatti, anche un negozio virtuale può attuare una “content marketing strategy” efficace.

A cosa serve una strategia di content marketing per un e-commerce

Prima di iniziare con i consigli, cerchiamo di chiarire perché dovresti considerare seriamente una strategia di creazione dei contenuti per il tuo negozio virtuale.

  • Ti aiuta a fare brand, a migliorare il tuo marchio e farlo conoscere;
  • Ti aiuta da un punto di vista della SEO per il posizionamento organico sui motori di ricerca;
  • Ti permette di diventare un punto di riferimento nel tuo settore;
  • Riuscirai a migliorare la tua presenza social, e oggi una strategia di promozione che elude Facebook e compagni non può essere valida;
  • Incrementa potenzialmente le vendite come risultato indiretto dei quattro punti visti sopra.

Consigli di content marketing per il tuo e-commerce

Ora che abbiamo definito bene i vantaggi di una strategia di contenuti per il tuo negozio virtuale, andiamo a vedere alcuni consigli che potrebbero tornarti utili.

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Crea delle descrizioni coinvolgenti per i tuoi prodotti

Stai vendendo qualcosa in cui credi, questo è ovvio altrimenti non lo faresti. Allora, perché non creare delle descrizioni creative, emozionanti, che riescano a stimolare le percezioni dell’utente e a fargli sentire di aver bisogno proprio di quello che tu gli stai proponendo?

Fai leva sui suoi bisogni, sulle sue necessità, indicagli come quel prodotto può farlo sentire una persona migliore e può aiutarlo.

Una delle cose più sbagliate che potresti fare è copiare il testo descrittivo del tuo prodotto da qualche altre parte, prima di tutto perché potrebbe non essere un testo così coinvolgente come dovrebbe, poi perché stai facendo contenuto duplicato e questo ti penalizza dal lato SEO.

Arricchisci le descrizioni con immagini

Uno dei limiti degli e-commerce è il fatto che non puoi vedere in prima persona ciò che stai comprando, non puoi toccarlo con mano.

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L’unico modo per ovviare a questo problema è fornire delle fotografie ad altissima risoluzione, ingrandibili e liberamente zoomabili, che l’utente può guardare per farsi un’idea migliore di ciò che stai vendendo.

Inserisci quante più foto possibili e non lesinare sulla precisione verso i dettagli.

Unica accortezza: cerca di trovare il giusto equilibrio tra qualità della foto e pesantezza, altrimenti il sito impiegherà un’eternità a caricare e finirai per fare più danni che altro. Le soluzioni tecnologiche ci sono, basta solo conoscerle e saperle sfruttare.

Cura un blog aziendale

Quale che siano gli oggetti che stai vendendo nel tuo negozio, affiancare all’e-commerce un blog è sempre una buona idea.

Questo strumento di comunicazione viene percepito come più amichevole da parte degli utenti, ti permette di creare un’audience più numerosa e fare engagement, ovvero l’attività con la quale stai interagendo con i tuoi utenti, li stai coinvolgendo in qualcosa, li stai rendendo parte del tuo progetto aziendale.

Inoltre, un blog ti permette di spaziare con gli argomenti e di non limitarti solo ed esclusivamente alla descrizione del tuo prodotto.

Crea una sezione di domande e risposte

Tutti gli utenti hanno delle domande su un determinato prodotto, anche tu ne hai in fase di acquisto. Vogliono magari sapere se ci sono disponibili più colori, se possono fare ordini cumulativi, se una data maglietta scolorisce in lavatrice e così via.

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Crea una pagina in cui raccogli queste domande, categorizzale per tipologia e rendila fruibile all’utente. Fai anche sì che sia semplice cercare tra le varie questioni, così da evitare di doversele leggere tutte per scoprire che quella che serviva è alla fine o proprio non c’è.

Renditi sempre contattabile, permetti ad un utente di scriverti e farti personalmente la domanda che gli passa per la mente: in questa maniera creerai un canale di comunicazione 1-to-1 , potentissimo da un punto di vista del brand e della credibilità della tua azienda. E ricorda che nessuna domanda è stupida.

Infine, nella pagina delle domande, fornisci risposte sempre complete ma scritte in maniera diversa dal solito, magari in stile semiserio così da non appesantire la lettura.

Crea dei video su “come fare”

Oggi uno dei modi che gli utenti hanno per fruire dei contenuti è tramite video. Sì, perché quando si parla di contenuto non ci si riferisce esclusivamente al testo, ma anche ai video e alle immagini, ad esempio.

Allora, crea dei video in stile “how to”, due paroline inglesi che stanno per “come fare”, e spiega loro come fare qualcosa di bello usando i tuoi prodotti.

Se vendi phon per capelli, fagli vedere come creare delle acconciature da parrucchiere, se vendi caffè, dimostragli come preparare un caffè perfetto e così via. Come si suole dire, l’unico limite, in questo caso, è la fantasia.

Crea il contenuto perfetto per la piattaforma che stai usando e per il messaggio che stai lanciando

Non tutte le piattaforme sono uguali, questo è ovvio: il tuo blog è diverso da Facebook, che a sua volta è diverso da Twitter. E allora, perché mai vorresti usare sempre lo stesso contenuto, o comunque usare sempre lo stesso stile?

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Personalizza il tuo messaggio sulla base dell’utente che ti troverai difronte e della piattaforma che stai usando. Prendiamo Twitter, ad esempio, il limite dei caratteri ti impone di essere conciso, mentre sul tuo blog è meglio se scrivi testi lunghi e dettagliati.

Relativamente al tipo di messaggio, un conto è scrivere dei testi informativi, un altro è realizzare contenuti promozionali, che a volte sono necessari (ad esempio in caso di sconti). Sono due contenuti molto diversi tra di loro, assolvono a due scopi diversi, ed è giusto trattarli in maniera differente.

Insomma, giusto per dire che la personalizzazione è sempre l’arma vincente.

Content marketing, le conclusioni

Abbiamo visto, in questo articolo, alcuni consigli di content marketing che potresti iniziare ad applicare già da oggi per riuscire a migliorare il tuo e-commerce.

Come avrai capito, la ricetta perfetta e valida per tutti non c’è, mentre esiste quella che puoi adattare alla tua situazione particolare, alle tue necessità e ai tuoi bisogni.

Ci teniamo a dirti anche un’ultima cosa: studia con attenzione la strategia di content marketing che hai intenzione di usare per promuovere il tuo brand e farti conoscere, e sii sicuro di riuscire a portare avanti l’impegno che ti prefiggi in maniera costante, perché non c’è niente di peggio che partire a 1.000 e ritrovarsi con il fiato corto dopo poco tempo, dà l’impressione di un’azienda che non ce la fa e che potrebbe chiudere da un momento all’altro.

Meglio partire piano e poi aumentare il ritmo piuttosto che il contrario.

Che cos’è un contenuto di qualità?

Spesso si dice che alla base di un buon posizionamento sui motori di ricerca c’è la necessità di avere un sito che abbia contenuti di qualità. Ma che cosa si intende con questa affermazione, quando un contenuto può essere “di qualità” e quando no, ed inoltre come si fa per distinguere un contenuto di qualità da uno così così?

C’è la convinzione, errata, che un contenuto di qualità sia necessariamente quello lungo, da 1.000 e più parole. Sebbene, per tante query di ricerca, i contenuti lunghi si posizionino meglio di quelli corti perché sono naturalmente più approfonditi e completi, dall’altro lato non è sempre vero. Pensiamo alla query “quanti anni ha Julia Roberts”; per poter trovare una risposta soddisfacente basta una sola riga di testo, non c’è bisogno anche di scrivere la filmografia o la biografia dell’attrice.

Un’altra affermazione che spesso si fà quando si cerca di definire un contenuto di qualità è che esso deve essere rilevante. Il punto è che anche le pagine di bassa qualità possono esserlo.

E allora, che cosa è un contenuto di qualità?

Cosa dicono le linee guida per i webmaster

Google ha messo a disposizione di tutti delle linee guida da seguire e da tenere in mente nella creazione di nuovi contenuti. Si tratta, tuttavia, di indicazioni davvero di base e molto generiche, come ad esempio:

  • Scrivere principalmente gli utenti e non per i motori di ricerca;
  • Evitare trucchi che mirano a migliorare il posizionamento sui motori;
  • Chiedersi sempre, prima di scrivere, se il testo che si sta facendo è davvero utile al proprio utente o meno;
  • Scrivere contenuti che possano far percepire il tuo sito come unico e di valore.

Ora, se tutto quello che abbiamo scritto è vero, c’è anche da dire che non ci aiuta molto nella definizione di un contenuto di valore.

Sempre le linee guida per i webmaster, ci dicono anche che bisogna evitare:

  • Contenuti copiati
  • Contenuti generati automaticamente
  • Pagine doorway
  • Redirects
  • Creare pagine con lo scopo di raggirare l’utente, come ad esempio fare phishing o installare virus o trojan;
  • Abusare del rich snippet markup

Anche qui, non riceviamo grande aiuto perché sono tutte definizioni “di base”, nel senso che, in un sito web fatto con l’obiettivo di posizionarsi in SERP e non per ingannare l’utente, sono pratiche comuni.

Consigli e idee per scrivere dei contenuti di qualità

Vogliamo dare, di seguito, alcuni consigli e idee per scrivere un contenuto di qualità, tutto finalizzato ad aumentare il proprio livello di E.A.T. (ci arriveremo in seguito).

Uno dei parametri più importanti per valutare la qualità di una pagina è la qualità del contenuto principale (Main Content in inglese, MC).

Scrivere testi completi, facili da leggere, informativi. Ogni testo realizzato deve essere quanto di più completo ci sia in rete. Facile e banale a scriverlo, ben più difficile a farlo. Se hai intenzione di realizzare un testo su un dato argomento, prima di iniziare a farlo guarda per bene che cosa c’è in rete, leggi cosa scrivono gli altri sullo stesso argomento e inizia a farti un’idea di cosa potresti scrivere che possa offrire, in una sola pagina, tutto quello che gli utenti cercano su quel dato argomento.

Pianificazione ed organizzazione sono essenziali in questa fase.

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Scrivere testi corretti da un punto di vista grammaticale. E’ fondamentale che i propri articoli siano quanto più possibile corretti in termini di grammatica. Qualche errore ci può scappare, capita, e non verremo certo penalizzati per quello, ma immaginate quanto possa essere brutto per l’utente finire su una pagina zeppa di sbagli. Il risultato finale sarà quello di perdere quel dato utente. Come consiglio, per scrivere i vostri testi usate un programma tipo Word (o se cercate un’alternativa gratuita come Google Docs o Open Office), che ha il correttore automatico.

Rendere la pagina gradevole da guardare e da leggere. Entriamo ora nel campo del design: è fondamentale che una pagina web sia semplice, leggera, veloce, bella. Inoltre, il font (o carattere) deve essere ben leggibile, non deve affaticare. Ricordate che leggere sullo schermo è molto più faticoso che farlo al computer. E, da questo punto di vista, pensate anche agli utenti che usano i cellulari, dove gli schermi sono ancora più piccoli.

Evitare contenuti creati automaticamente. Ci sono dei software che possono fare “scraping” di altre pagine web, ovvero agiscono in maniera tale da prendergli i contenuti. In aggiunta ad altri programmi che permettono di rendere questi contenuti unici, l’obiettivo è di fare tanti testi in pochissimo tempo. Queste pratiche sono da evitare, perché la qualità del risultato finale è veramente bassissima, rende di pessima qualità l’esperienza finale dell’utente e, ovviamente, Google tende a combattere queste cose.

Comprendere che non tutte le query sono uguali. Google divide le query degli utenti in gruppi, a seconda della finalità. Ci sono quelle informative (“come fare per…”, “come aumentare…”) che richiedono contenuti lunghi, ben strutturati, completi. Ci sono poi quelle commerciali, per le quali sono sufficienti testi meno lunghi (ma che comunque devono essere completi, prendiamo gli e-commerce ad esempio). Questa comprensione passa anche per la necessità di capire l’intento dell’utente:

  • Know query, ovvero richieste di informazioni;
  • Do query, ricerche che presuppongono un’azione del device;
  • Website query, quando un utente cerca un sito specifico;
  • Visit-in-person query, quando un utente cerca informazioni su un’azienda specifica o per una categoria di attività

EAT: Expertise, Authoritativeness and Trustworthiness

L’obiettivo finale di un buon contenuto è quello di aumentare “l’EAT” di un sito e di un autore: esperienza, autorevolezza e attendibilità.

Quando un autore o un sito web riescono a guadagnare questa “specifica”, diventano delle risorse importanti per un determinato argomento e vengono favoriti da Google in SERP per il semplice motivo che, con maggior probabilità, riescono a soddisfare le necessità degli utenti (che è anche lo scopo finale del motore di ricerca di Mountain View).

Come si fa per diventare un’autorità nel campo?

Questa è la parte difficile, nonché la più lunga da mettere in pratica. Sicuramente la qualità dei testi è fondamentale, ma è anche necessario non sottovalutare il design di un sito web e la leggibilità dei contenuti.

E’ necessario valutare il comportamento degli utenti e cercare di capire se essi gradiscono il nostro sito o meno, per farlo le metriche del bounce rate e della durata della visita sono fondamentali. Assumono sempre più importanza anche i segnali sociali, benché da questo punto di vista Google non sia ancora completamente evoluto perché sono estremamente difficili da soppesare e rischia concretamente di fare errori di valutazione che potrebbero falsare le SERP.

Scrivere contenuti di qualità: le conclusioni

Tutto inizia dall’intento di ricerca dell’utente. Bisogna cercare di capire la motivazione che sta dietro la ricerca fatta da un utente e intuire come fare per dargli dei contenuti che possano realmente soddisfare il suo bisogno nella maniera più completa possibile.

E’ importante riportare, in un testo, tutta la propria esperienza, ma ancora di più lo è farlo in maniera tale da offrire un punto di vista diverso e più completo da quelli che già c’è in rete. E’ questo che fa la differenza.

6 consigli per ottimizzare il proprio sito mobile

Sappiamo che, ad oggi, le ricerche mobili sono sempre più importanti per Google: il numero di utenti che usa lo smartphone per andare sul noto motore di ricerca e digitare ciò di cui ha bisogno è in forte crescita e addirittura, da qualche tempo, il numero di ricerche da mobile ha superato quello da desktop.

Come confermato da Gary Illyes di Google, a Mountain View stanno lavorando ad un indice del motore di ricerca appositamente pensato per il mobile perché, a quanto pare, ci sono dei problemi con il “porting” della versione desktop.

Considerando che, spesso, la versione desktop di un sito differisce sotto diversi aspetti rispetto a quella mobile (contenuti e backlink in primis) ecco che questo si traduce in un ranking differente se una stessa query è fatta da computer o da cellulare.

Per quanto riguarda i contenuti, Illyes cita il fatto che i siti per smartphone sono spesso più ridotti e agili rispetto a quelli per desktop, il che si traduce il più delle volte in meno contenuti o in testi nascosti.

Dal punto di vista dei links, invece, capita che la maggior parte delle versioni mobile di un sito non ricevano backlink (e sappiamo che sono importanti, ad oggi, per il ranking, soprattutto nei settori più competitivi); questo è vero in maniera particolare per quei siti che hanno la versione mobile su un sottodominio, in stile “m.” (anche per questo si consiglia sempre di adottare una soluzione responsiva).

Per chi si sta già preoccupando, diciamo per prima cosa che, stando alle parole del portavoce di Google, il motore di ricerca non è ancora arrivato alla soluzione (e sembra che ne abbia ancora per un bel po’), come seconda cosa vi diamo alcuni consigli su come ottimizzare la versione mobile del vostro sito web.

Consigli per ottimizzare la versione mobile di un sito web

Prima di addentrarci in questo argomento, ci teniamo a sottolineare che quelle elencate sono le migliori pratiche che si possono usare al momento. In maniera particolare in questo campo, i motori di ricerca e Google in particolare stanno facendo passi da gigante, per cui è fondamentale rimanere aggiornati sulle ultime novità.

La prima cosa da sapere è in che maniera i siti mobili vengono serviti agli utenti. Uno dei metodi più comuni è tramite un riconoscimento a livello di user-agent: se è un computer, allora viene mostrata la versione desktop del sito web, in caso contrario quella per tablet / smartphone.

State tranquilli perché non si tratta di cloaking, pratica assolutamente vietata, bensì semplicemente del fornire la miglior versione a seconda del dispositivo dell’utente finale. Detto questo, è normale che la versione mobile del vostro sito possa differire da quella desktop (altrimenti neanche Google si porrebbe il problema di creare un indice apposito, ne abbiamo parlato in apertura) e che ci possano essere dei contenuti nascosti.

Scegliere la versione adatta

Il modo migliore, consigliato anche da “big G” per realizzare una versione desktop del proprio sito web è tramite un foglio di stile CSS responsivo, ovvero che vada a “pescare” le regole di stile a seconda della grandezza dello schermo dell’utente.

Tre alternative sono:

  • usare un sottodominio, come “m.” ;
  • usare un dominio completamente diverso, ad esempio l’estensione “.mobi”;
  • usare una directory, ad esempio www dominio it / mobile /

Controllare la velocità del sito web mobile

Google mette a disposizione uno strumento semplice da usare e gratuito per permettere ai webmaster di controllare la velocità del proprio sito web: Pagespeed Insights.

Oltre che la velocità di caricamento di un sito ed alcuni consigli su come poterla migliorare, questo strumento ci consente anche di conoscere lo stato dell’usabilità del sito secondo Google.

E sappiamo tutti che avere un sito web veloce è migliore anche da un punto di vista del ranking.

pagespeed

Creare una sitemap appositamente pensata per il mobile

Questo passaggio è inutile se avete un sito responsivo, poiché gli URL rimarranno gli stessi, mentre è fondamentale se avete deciso di usare due indirizzi distinti all’interno dello stesso sito web, che sia un sottodominio o una cartella, o addirittura un terzo dominio.

La sitemap giusta da usare è la seguente:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9" xmlns:mobile="http://www.google.com/schemas/sitemap-mobile/1.0">
<url>
<loc>http://mobile.sitoweb.it/titolo-articolo.html</loc>
<mobile:mobile/>
</url>
</urlset>

Si tratta praticamente di una sitemap in tutto e per tutto uguale a quella classica, con la differenza che c’è il tag <mobile:mobile/> dopo l’URL.

Linkare il sito mobile dalla versione desktop e viceversa

E’ importante sempre suggerire a Google che le due versioni del sito web sono praticamente una sola e che si tratta l’una della modalità mobile dell’altra.

Usare il tag canonical

E’ spesso un consiglio che viene sottovalutato, in realtà è molto importante, anche per evitare contenuti duplicati.

In sostanza, si tratta di inserire il tag rel=”canonical” che rimanda alla versione desktop in quella mobile del sito, e di usare il tag

<link rel="alternate" media="only screen and (max-width: 640px)" href="http://m.sitoweb.it/titolo-testo.html" >

in quella desktop che rimanda alla versione mobile.

Così facendo si danno chiare indicazioni ai motori di ricerca che i due URL devono essere considerati l’uno come la versione mobile dell’altro e non si hanno problemi di indicizzazione.

Fare una campagna di link building per la versione mobile del sito web

Dare link alla versione mobile del proprio sito web potrebbe essere un interessante modo di fare considerando che essi sono ancora un fattore di ranking importante per ottenere un posizionamento di vertice. Così facendo si dà forza anche alla versione mobile del sito e si può ottenere un posizionamento di vertice.

La novità di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo, ovvero che Google sta lavorando ad una versione del suo indice di ricerche appositamente pensato per il mobile potrebbe far tornare in auge, ancora una volta, il discorso dei backlink che perdono di importanza tra i fattori di posizionamento, considerando che uno dei problemi principali che il motore di ricerca sta avendo è proprio quello dei backlink.

Per come stanno le cose oggi, è più plausibile che Google studi un modo per portare la forza dei link del sito desktop anche alla versione mobile, qualunque versione essa sia. Considerando che, in passato, Google aveva provato a lanciare una versione del suo indice senza tenere conto dei backlink ma che i risultati sono stati alquanto deludenti, è difficile pensare ad un motore di ricerca che riesca completamente a staccarsi da questo segnale di ranking.

In tutti i casi, non bisognerebbe mai dimenticare l’esperienza utente, che deve essere curata fin nel minimo dettaglio, e che riesce, indirettamente, a incrementare il posizionamento in SERP perché consente di migliorare il bounce rate e il tempo di permanenza sul sito web (due fattori estremamente importanti).

In conclusione

Per concludere, vogliamo semplicemente sottolineare che è importantissimo avere una versione mobile del proprio sito web, altrimenti si perdono utenti ed opportunità di business.

Allo stesso modo è importante tenere d’occhio il proprio posizionamento da mobile anche perché, già oggi, ci sono siti che vivono situazioni come quella che potete vedere nell’immagine sotto, in cui il numero di ricerca da mobile superano quelle da desktop e da tablet (e il divario, ci scommettiamo, è destinato ad aumentare).

webmaster-tools

HTTPS e GOOGLE: la Guida Completa

L’https, ovvero avere un sito web basato su un protocollo di connessione sicuro, non è più una novità, sia perché l’annuncio originario è datato 6 agosto 2014, quasi due anni ormai, sia perché Google è stato particolarmente chiaro nel dire che esso fa parte degli oltre 200 segnali di ranking che vengono presi in considerazione quanto si parla di posizionamento dei siti web.

Poche altre volte da Mountain View sono stati così espliciti nel fare dichiarazioni che riguardano proprio i “ranking signals”, è importante vedere in maniera approfondita che cos’è l’https, a che cosa serve e quali sono i siti web che devono attivarlo nel più breve tempo possibile.

Cos’è HTTPS

Acronimo di Hypertext Transfer Protocol Secure, si tratta di un protocollo di comunicazione sicuro. Attenzione a non confondere sicurezza con inviolabilità, perché per quanto possa essere protetto questo protocollo, rimane comunque violabile (come tutto ciò che è connesso ad internet del resto, non a caso si dice che l’unico computer sicuro è quello off line).

In sostanza, il protocollo https crea una connessione criptata e sicura tra il browser (dunque l’utente) e il sito web (dunque il server). Per approfondire il concetto di https e leggerne il funzionamento in maniera approfondita, vi invitiamo a visitare questa pagina.

HTTP vs HTTPS

Per capire perché Google dà così tanta importanza al protocollo HTTPS, bisogna per prima cosa capire quali sono le differenza tra i due.

Il protocollo http è un sistema con il quale si trasmettono e si ricevono informazioni via internet. In sostanza, questo protocollo si preoccupa del trasferimento di informazioni da un punto A ad un punto B, senza in realtà pensare al modo in cui le stesse vengono trasferite.

L’https è il protocollo ideato per trasmettere informazioni sensibili in maniera criptata, così da proteggere da eventuali accessi indesiderati.

In entrambi i casi il client, ovvero il browser, stabilisce una connessione con un server, con la differenza che nel caso del https lo fa in maniera sicura grazie all’interazione tra quest’ultimo e il protocollo noto come SSL (Secure Socket Layer); è proprio questo l’aspetto che Google considera in maniera principale.

In sostanza, il protocollo http e quello https, da soli, si preoccupano semplicemente di portare le informazioni da un punto A ad uno B, senza farsi carico del modo con cui tali dati sono trasportati. Al contrario, l’SSL (che, lo ricordiamo, funziona con il protocollo https) si occupa della sicurezza delle informazioni ed ecco perché l’https offre il meglio di entrambi i mondi.

Ecco che, benché la maggioranza delle persone pensi che https e SSL siano sinonimi, in realtà non è così perché il primo è sicuro semplicemente dal momento che usa il secondo per spostare i dati.

Perché Google considera importante l’https?

La risposta, semplicemente, è che l’https equivale ad una maggiore sicurezza, e sappiamo che Big G punta molto su questo aspetto. In pratica, il concetto che le informazioni sono trasportate con un livello extra di sicurezza è quello che Google considera in maniera maggiore.

Quando un browser riconosce un sito web sicuro, usa le informazioni nel certificato emesso dalla società emittente per verificare che il sito è esattamente ciò che dice di essere e che non ci sono truffe.

I dati che sono inviati attraverso una connessione https hanno tre livelli di protezione:

  • Sono cifrati, o criptati che dir si voglia;
  • Sono sicuramente integri in quanto non possono essere modificati né corrotti durante il trasferimento dal punto A fino a quello B;
  • L’autenticazione garantisce che gli utenti stanno comunicando esattamente con il sito che vogliono visitare.

Che vantaggi hanno i siti che usano https?

Per farla breve, i siti che usano l’https dovrebbero avere un certo vantaggio in SERP rispetto a quelli che non lo hanno. Al momento è da dire che il protocollo sicuro HTTPS ha un peso inferiore rispetto a quello che possono avere altri segnali, come quelli dati da un contenuto di qualità o da un buon backlink, ma in ogni caso non è una cosa da scartare soprattutto in quei settori altamente competitivi dove ogni minimo perfezionamento potrebbe fare la differenza.

Un altro vantaggio è legato ad un discorso di privacy e sicurezza, fondamentale soprattutto in alcune tipologie particolari di siti web, che andiamo a vedere nella sezione appena seguente a questa.

Quali sono i siti che devono usare l’https? E quali quelli per i quali non è fondamentale?

In linea generale, tutti i siti web che richiedono delle transazioni economiche e/o di dati personali (nome, cognome, email, password, etc) dovrebbero dotarsi di un protocollo https, al contrario quei siti che propongono semplicemente informazioni e notizie possono in teoria farne a meno.

Ecco che i siti che prevedono la registrazione dell’utente o gli e-commerce sono praticamente obbligati ad avere il protocollo sicuro SSL.

Più che per una questione di ranking, l’obbligo è da ricercare nell’aspetto interazione sito / utente: ad oggi, nel 2016, acquistereste mai dando mettendo i dati della vostra carta di credito su un sito web non sicuro? Riteniamo proprio di no (e fate bene).

Consigli e best practice per passare il proprio sito da HTTP a HTTPS: consigli utili per una migrazione corretta

  • Cerca di capire il certificato di cui hai bisogno: singolo, multi dominio o wildcard. Prima del costo, cerca di pensare alla qualità del tuo certificato poiché acquistarne uno scadente ti porterà più danni che benefici;
  • Usa un certificato con chiave di sicurezza a 2048-bit;
  • Usa URL relativi per risorse che si trovano all’interno dello stesso dominio sicuro;
  • Non bloccare il crawlink dei siti https usando robots.txt;
  • Assicurati che i link che puntano verso il tuo sito, inclusi quelli dai social, puntino alla versione https del tuo sito. Se hai una parte di tali link che puntano alla versione http Google potrebbe confondersi e non capire esattamente come è fatto il tuo sito, dunque potresti non trarre i massimi benefici dal passaggio ad https:
  • Assicurati che tutti i rel=canonical puntino alla nuova versione https del tuo sito;
  • Usa un 301 via htaccess per effettuare il redirect di tutte le pagine del tuo sito dalla versione http a quella https avendo cura di fare il redirect pagina – pagina (si, perché la nuova pagina https è un’entità completamente diversa rispetto alla tua “vecchia” pagina http già indicizzata, dunque il 301 è fondamentale per influire il meno possibile sul ranking);
  • Usare il Search Console per gestire in maniera migliore il passaggio da http a https;
  • Tieni traccia del passaggio da http a https usando il proprio software di Analytics (come Google Analytics) e il Search Console stesso.

Quando non passare a https

In linea generale non ci sono grandi controindicazioni nel passaggio da HTTP a HTTPS, tranne in alcuni casi:

  • Considerando che al momento è un fattore di ranking ancora molto leggero, potresti non trovare conveniente spendere una certa cifra per l’acquisto del certificato SSL;
  • Se pensi di essere stato colpito da Panda o da Penguin, potrebbe non essere il momento migliore per il passaggio. Meglio risolvere la penalizzazione algoritmica prima, poi valutare lo switch;
  • Se pensi che il passaggio ti sia utile per risolvere ogni problema che il tuo sito possa avere, ripensa alle tue convinzioni, perché il 301 (fondamentale per un passaggio corretto) porterebbe alle tue nuove pagine https

Https e Google, le conclusioni

Abbiamo analizzato in maniera approfondita tutto quello che riguarda il mondo HTTPS in relazione a Google. In conclusione ci teniamo a confermare che si tratta di una opzione, di un’aggiunta, che bisogna necessariamente tenere presente e che, come nel caso di un negozio virtuale, si è praticamente obbligati ad adottare.

Se volete dotare il vostro sito web di protocollo https ricordare che la migrazione deve essere pensata con cura, ragionata in ogni minimo dettaglio e secondo le guidelines che vi abbiamo indicato sopra, prima di essere messa in pratica, ne va del ranking ottenuto fino a quel momento.

Come usare Schema.org per un e-commerce, e perché è importante

I markup previsti da Schema.org sono una delle più interessanti evoluzioni della SEO, e tutti i webmaster, in ogni settore, dovrebbero integrarli all’interno dei loro siti. Questa tipologia di markup assume un’importanza particolare per gli e-commerce, perché permettono di offrire agli spider dei motori di ricerca delle informazioni quanto mai granulari e dettagliate sui prodotti che vengono venduti, fornendo al tempo stesso all’utente un colpo d’occhio unico sulle informazioni basilari dell’oggetto che sta cercando.

Schema.org e informazioni sui prodotti

I markup di Schema possono essere usati, come prima cosa, per fornire indicazioni specifiche sulle caratteristiche di un prodotto (tra parentesi e in corsivo indichiamo i markup corrispondenti):

  • Informazioni fisiche su un prodotto, come colore, peso, dimensioni (color, weight, height, depth, …);
  • Relazioni tra i prodotti, per indicare se un dato oggetto possa essere, ad esempio, una parte di un qualcosa di più grande e complesso, oppure un oggetto simile a qualcos altro che si vende (isConsumableFor, isRelatedTo, isSimilarTo, …);
  • Indicazioni sul numero unico del prodotto, come ad esempio lo SKU, acronimo di Store Keeping Unit (gtin 14, gtin13, gtin8, mpn, sku);
  • Disponibilità del prodotto (InStock);
  • Prezzo del prodotto e valuta (price, priceCurrency), fondamentali per quei negozi virtuali che si rivolgono anche all’estero, in paesi la cui valuta è differente dall’euro.

Condizioni di vendita, offerte e garanzie

Con i markup di Schema è possibile anche indicare particolari condizioni di vendita come gli sconti, oltre che segnalare se ci sono delle garanzie a copertura dell’oggetto:

  • Disponibilità di vendita, ovvero se si può acquistare l’oggetto solo in alcune parti del paese, se è prevista la spedizione nazionale o internazionale e così via (acceptedPaymentMethod, elibigleQuantity, eligibleRegion, …);
  • Eventuali sconti a disposizione, con indicazione della data di inizio e fine del prezzo ribassato (availabilityEnds, availabilityStarts, …);
  • Garanzie offerte, con indicazioni della durata e eventuali coperture particolari che devono essere previste (WarrantyPromise, …)

Informazioni sul negozio fisico

Schema.org risulta particolarmente utile quando si tratta anche di fornire informazioni su un negozio fisico:

  • Orario di apertura e chiusura, con possibilità di indicare anche un eventuale giorno della settimana di riposo (OpeningHoursSpecification, …)

Rating e voti

E’ probabilmente uno dei markup più importanti soprattutto perché alcune volte Google inserisce le stelline dei voti direttamente dalla SERP, una condizione che permette di aumentare il CTR del proprio sito tra i risultati di ricerca: in poche parole significa che si riceveranno più click (AggregateRating, ratingValue, reviewCount, bestRating, worstRating,…)

Markup specifici per tipologia di prodotto che si vende

Quelli che abbiamo indicato in precedenza sono i markup che possono usare tutti i siti web e-commerce in generale in quanto sono abbastanza generici da poter essere applicati, ad esempio, ai libri, ai vestiti e così via.

Ci sono, invece, dei markup più specifici che vanno bene per una precisa categoria merceologica, come ad esempio l’author e il datePublished.

Vantaggi di usare schema.org per gli eCommerce

Abbiamo detto, in apertura, che i markup di schema.org hanno grandi vantaggi per i siti web, ma quali sono tali punti di forza?

Partiamo dal concetto base che sta dietro ai markup: essi permettono ai motori di ricerca di capire il significato di un’informazione, non solo il testo della stessa. Prendiamo ad esempio il prezzo, con il markup giusto gli spider capiscono che quei numeri rappresentano il costo del prodotto (informazione importante, tant’è che viene poi mostrata in SERP) e non un numero dal qualunque possibile significato.

I markup permettono dunque di dare delle informazioni in maniera più diretta, in un linguaggio tale che anche i motori di ricerca sono in grado di capire e, di conseguenza, elaborare anche in SERP.

Oltre a questo, anche dal punto di vista dell’utente hanno certi vantaggi non di poco conto quando si possono vedere i cosiddetti rich snippet direttamente in SERP.

Prendiamo ad esempio i risultati della ricerca “Nikon Coolpix P300”, vediamo come il primo dei due siti nell’immagine ha le stelle in SERP, la valutazione e il numero di voti, il secondo invece no. Se vi trovaste di fronte a questi due risultati in SERP, quale clicchereste in maniera maggiormente frequente? Quale dei due “richiamerebbe” la freccetta del vostro mouse? Immaginiamo che la maggior parte di voi sceglierebbe il primo.

snippet1

A seconda delle query di ricerca effettuate, i siti nelle SERP di Google potrebbero mostrare anche il prezzo del prodotto in questione e l’indicazione di disponibilità, altri due snippet che hanno la finalità di far aumentare il CTR di quel determinato risultato.

ebaysnippet

Insomma, usare gli snippet di schema.org per il proprio e-commerce permette di aumentare il numero di informazioni che si possono usare per descrivere la propria pagina, il proprio prodotto, e di conseguenza avere dei risultati di ricerca più utili ed intuitivi.

Schema.org migliora il posizionamento?

Gli snippet di schema.org non sono dei fattori che influenzano il posizionamento, lo ha confermato anche Matt Cutts qualche tempo fa.

[youtube id=”OolDzztYwtQ” width=”620″ height=”360″]

Considerando, però, che si tratta di uno strumento con il quale è possibile avere dei risultati di ricerca più belli, più completi e più attraenti, e aumentare di conseguenza il CTR in SERP, ecco come si tratta di uno strumento da non sottovalutare nel proprio “arsenale di web marketer”.

Come verificare la corretta informazione degli snippet schema.org

Come per tante cose che riguardano il nostro sito, anche relativamente agli snippet è possibile usare il Search Console di Google. Basta andare su “Aspetto nella ricerca” e cliccare poi su “Dati strutturati” per avere un colpo d’occhio degli snippet inseriti nelle proprie pagine web e trovare eventuali errori da correggere.

schema

Di ogni tipologie di snippet viene fornita una lista completa delle pagine dove è “installato”, con indicazione della data dell’ultimo rilevamento, numero di elementi e eventuali elementi con errori.

Snippet schema.org e e-commerce, le conclusioni

Abbiamo affrontato in questo articolo un approfondimento relativamente agli snippet di schema.org applicati ad un e-commerce. Il concetto di base è che si tratta di un’evoluzione, che l’abbiamo definita in apertura, che riteniamo molto importante ai fini SEO. Anche se non influisce direttamente sul ranking, è in grado di fornire informazioni chiare e dettagliate ai motori di ricerca, nel loro linguaggio, togliendo ogni spazio possibile alle interpretazioni errate.

Nonostante l’importanza che riveste, ad oggi sono ancora una minima percentuale coloro che li usano, per cui riteniamo utile non farsi sfuggire questa occasione e differenziarsi, agli occhi di Google ma non solo, da altri siti concorrenti.

8 consigli SEO per il tuo e-commerce

E’ probabilmente una delle tipologie di progetti online tra le più particolari quando si tratta di fare SEO, soprattutto di un certo livello. Stiamo parlando degli e-commerce, gli shopping virtuali che, da diverso tempo a questa parte, stanno letteralmente esplodendo un po’ ovunque in rete.

Ci sono e-commerce che potremmo definire generalisti, nel senso che vendono un po’ di tutto, ma soprattutto troviamo siti web specializzati in nicchie specifiche, dai prodotti per bambini fino ad e-commerce di cibo per italiani residenti all’estero (per portarsi anche fuori dai confini nazionali un po’ di “sapori di casa”).

Quale che sia il settore di riferimento, abbiamo identificato alcune problematiche comuni degli e-commerce attuali da un punto di vista SEO, errori che spesso ne pregiudicano il rendimento tra i risultati dei motori di ricerca.

Prodotti con poca o nessuna descrizione

Benché capiamo che sia oggettivamente difficile realizzare delle descrizioni davvero esaurienti di un certo prodotto (anche se chi meglio di colui che vende qualcosa può esaltarne le capacità?), nella maggior parte dei casi la mancanza completa di una descrizione, oppure un testo decisamente scarno (o, peggio ancora, uguale, per la maggior parte, ad altri prodotti che si vendono), è uno dei problemi principali di un e-commerce.

Questa tipologia di sito, benché sostanzialmente differente rispetto ad un portale web o ad un sito di notizie, rimane sempre un progetto online e Google ha bisogno di buoni contenuti per poterlo considerare valido.

Per cui, bisogna essere certi che ogni prodotto venga descritto con dovizia di particolari, in maniera unica, anche originale ed attraente per l’utente.

Contenuti duplicati

E’ uno dei problemi SEO più grandi per un e-commerce, insieme a quello che abbiamo appena descritto sopra. Soprattutto se si vendono prodotti simili, o di uno stesso brand, il rischio di avere contenuti duplicati a livello di descrizione è elevato.

Per questo motivo bisogna tenere a mente due concetti fondamentali:

  • mai copiare la descrizione di un prodotto così come viene fornita dalla casa madre, c’è il rischio di duplicarsi con i contenuti del sito della stessa azienda, oltre che quello che anche altre persone decidano di fare la stessa cosa, finendo per avere i contenuti del proprio sito uguali a quelli di tantissimi altri progetti online. Ricorda che Panda è lì che osserva.
  • meglio evitare di far indicizzare pagine categorie, tag, pagine printer-friendly e tutto quel genere di contenuto che non sia la scheda del prodotto in sé. Per poterlo fare, il miglior strumento è il file robots.txt con la direttiva “disallow”.

Nessuna recensione

E’ un dato di fatto che spesso gli utenti comprano sulla base delle recensioni da parte di altri utenti reali.

Non serve a nulla scrivere un testo che esalta le qualità di un prodotto e che dice che è il migliore in assoluto nella sua categoria, se poi manca la parte delle recensioni, in cui altri utenti confermano (o smentiscono) le vostre parole.

Oltre che utili da un punto di vista del processo decisionale, le recensioni creano anche del contenuto utile da un punto di vista dei motori di ricerca.

Il segreto per poterli avere? Costruire una community di utenti che siano contenti di recensire i prodotti che si vendono.

recensioni

Tag Title Duplicati

E’ un altro dei più grandi problemi di un e-commerce dal punto di vista della SEO on-page. Spesso vari prodotti che si assomigliano (ad esempio, scarpe con il tacco alto e scarpe con il tacco basso) hanno una descrizione generica (scarpe con il tacco da donna).

E’ un errore perché si stanno perdendo delle keywords potenziali con le quali potersi posizionare in SERP.

Benché sia difficile creare dei tag title unici quando si vendono prodotti simili della stessa marca o della stessa tipologia, e si rischia di ripetere inevitabilmente la stessa parola chiave tante volte, allo stesso modo bisogna far lavorare un po’ la fantasia e cercare di trovare un titolo che sia realmente unico.

Usate i sinonimi, descrivete in maniera alternativa il prodotto che vendete, oppure scegliete la soluzione con cui vi trovate meglio… non ha importanza, la cosa fondamentale è riuscire ad essere creativi e scrivere dei tag title che siano diversi tra loro.

Per controllare se ci sono pagine con tag title uguale all’interno del vostro sito, vi consigliamo due strumenti:

  • Google Search Console, gratuito. Andate nella sezione “Aspetto nella ricerca → Miglioramenti HTML” per verificare se ci sono delle possibili migliorie al codice HTML che potete apportare al vostro e-commerce;
  • Screaming Frog, a pagamento. Dopo aver fatto la scansione del vostro sito potrete avere un colpo d’occhio completo sulle parti più importanti da un punto di vista on-page per la SEO, tra cui anche i tag title delle vostre pagine.

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Meta tag description

Benché non considerata da Google a livello di SEO, la meta tag description è quella parte di testo che, a volte, viene mostrata nelle query di ricerca.

Una buona meta tag description è quella che attira l’utente, quella pensata per il marketing e, sostanzialmente, per invogliare il click.

URL non seo-friendly

Uno dei fattori di posizionamento su cui si può agire internamente ad un sito web sono gli URL delle singole pagine, che nel caso di un e-commerce equivale a quello dei prodotti.

Bisognerebbe sempre evitare di inserire URL dinamici, come ad esempio www.miosito.it/prodotto.php?Id=19999 , oppure URL che, pur essendo statici, non fanno capire nulla , come ad esempio www.miosito.it/libro-19999.html .

Meglio optare per un URL che sia “parlante”, dalla quale si possa già capire il contenuto della pagina, come ad esempio www.miosito.it/stephen-king-le-notti-di-salem-19999.html . Semplicemente leggendo l’URL si intuisce il contenuto della pagina, e se siamo in grado di farlo noi lo sa fare anche lo spider di Google.

Non usare un buon internal linking

La struttura di linking interna aiuta molto la SEO e il ranking. Affinché sia realmente utile, però, è necessario progettare una corretta architettura dei link, non solo fare una semplice link building tra le pagine interne. Oltre che permettere agli spider dei motori di ricerca di entrare meglio all’interno dell’e-commerce, è importante anche da un punto di vista dell’utente (user-friendly).

Per questo motivo bisognerebbe offrire una navigazione a livello di categoria, linkare a prodotti rilevanti in ogni categoria e usare il breadcrumb su tutte le pagine e le categorie.

Usare schema.org

Schema è uno strumento che permette ai motori di ricerca di capire meglio il contenuto di una pagina web, a tutti i livelli. Può essere usato per ogni tipologia di sito web e per gli e-commerce, considerando la concorrenza in questo settore, è particolarmente consigliato.

schema

Tra le proprietà fondamentali abbiamo:

  • proprietà fisiche dei prodotti (colore, dimensioni, peso)
  • numero del prodotto (SKU, Stock Keeping Unit)
  • condizioni di vendita (metodi di pagamento, costo della spedizione)
  • disponibilità (quantità, disponibile dal… al… )
  • garanzia sul prodotto
  • recensioni

Uno dei principali vantaggi di iniziare ad usare Schema già da oggi è che, benché siano alcuni anni che questo strumento è disponibile, sono ancora pochi i siti web che lo implementano effettivamente.

Articoli “in-depth”: cosa sono, perché scriverli e i benefici sul ranking

Dopo una mancanza di 17 giorni, tornano gli articoli “in depth” sulle serp di Google. Introdotti per la prima volta nel 2013, sono sostanzialmente dei link ad articoli di approfondimento su una varietà di argomenti. Per poter rientrare in questa categoria ed essere visto come una eccellente fonte di informazioni, è necessario che l’autore che lo ha scritto sia autorevole e che il testo sia lungo e completo.

L’importanza dei contenuti

Questa feature del motore di ricerca più usato al mondo mette ancora una volta in evidenza l’importanza di realizzare contenuti di eccellente qualità, che siano considerati come autorevoli sia dagli utenti che dal motore di ricerca.

E’ proprio questo l’obiettivo degli articoli “in depth”, che in italiano potremmo tradurre come “di approfondimento”: fornire un punto di vista professionale e diverso dal consueto.

Il ritorno degli articoli “in depth” in SERP ci dà lo spunto per poter approfondire questa tipologia di contenuto: quali sono le caratteristiche di questi articoli, perché scriverli, che benefici hanno a livello SEO.

Cosa sono gli articoli “in depth”

Si tratta, in sostanza, di articoli che hanno un contenuto più lungo rispetto alla media. Benché la lunghezza del testo non sia fondamentale per posizionarsi in SERP (a seconda degli argomenti) è invece una caratteristica comune di questi articoli di approfondimento.

Secondo Neil Patel di Quicksprout, la lunghezza media degli articoli “in depth” è di 2.183 parole, contro una media di 1.631 parole di quelli che non rientrano in questo gruppo. La lunghezza è stata calcolata facendo una media di dati estratti da KISSmetrics.

Inoltre, gli articoli “in depth” hanno avuto un ritorno sociale, in termini di like su Facebook, retweet e +1 da Google Plus mediamente maggiore rispetto agli altri.

Questo ad indicare che solitamente i testi di maggior lunghezza sono anche quelli più condivisi.

Nessun altro dettaglio è stato confermato se non quelli della lunghezza e delle metriche sociali.

Nonostante questo, ciò ci è sufficiente per confermare ancora una volta l’importanza di buoni contenuti, che per certi articoli equivale in qualche modo alla loro lunghezza (a patto di essere ben scritto, non ha alcun senso scrivere 2.000 parole per non arrivare da nessuna parte).

Per capire meglio di cosa parliamo, ecco un’immagine esplicativa di come gli articoli “in-depth” appaiono nelle ricerche del motore.

articoli-in-depth

Come poter vedere degli articoli “in-depth” in SERP?

Non per tutte le query è possibile vedere degli articoli di approfondimento, ma dipende per prima cosa dalla correlazione tra risultati di ricerca e query particolare, poi dal fatto che questi risultati sono legati ad un sito web che è stato identificato come fonte affidabile, ed infine da valutazioni compiute dagli algoritmi di Google che stabiliscono come, per una data query, ci sia almeno un risultato di ricerca “in-depth”.

Una pagina web può essere vista come un articolo di approfondimento al raggiungimento di un determinato punteggio, il cui calcolo include si concentra sostanzialmente sulla qualità della fonte e del testo.

Perché scrivere gli articoli “in depth”

La motivazione principale è legata al fatto che questa tipologia di testi, essendo più condivisa, ci fa riconoscere più facilmente come delle autorità sul campo, ci permette di essere più conosciuti e più apprezzati.

Pensate, ad esempio, ad un testo di 300 parole su un dato argomento, ad esempio dei consigli contro la caduta sui capelli.

In così poche parole è difficile riuscire a dare consigli utili ed argomentarli per bene, dando modo agli utenti di capire perché un dato rimedio potrebbe essere efficace, spiegandogli anche i contro, e fornendogli consigli su come poter mettere in pratica un dato consiglio.

Per poter scrivere un buon testo potrebbero essere necessarie almeno 1.500 parole, se non di più. Tenendo questo a mente, è naturale che un testo più lungo sia più utile agli utenti, sia più condiviso e si posizioni meglio in SERP. Un’immagine esplicativa in merito alle condivisioni è questa qui sotto.

condivisione-articoli

Come possiamo vedere, gli articoli da 3.000 a 10.000 parole ottengono, in media, più di 7.500 condivisioni, a contrario di quelli di lunghezza fino a 1.000 parole, che si fermano a meno di 5.000 condivisioni.

Che benefici hanno gli articoli “in depth” per la SEO

Indubbiamente il primo beneficio è quello di un miglior posizionamento, non solo per la chiave principale ma anche per tutta una serie di long tails correlate.

Il testo lungo, proprio per il fatto di avere più parole, è capace di posizionarsi meglio per delle chiave meno competitive, che tuttavia non fanno male al traffico, anzi.

Sempre lo stesso Neil Patel ha riferito di aver incrementato il traffico verso il suo sito web del 13% circa, mese su mese, semplicemente grazie agli articoli “in depth”.

Oltre a questo, scrivere articoli lunghi ed approfonditi permette di differenziarsi dalla massa. E’ un dato di fatto che realizzare testi di una certa completezza, che trattano qualunque argomento in maniera approfondita, fornendo magari un punto di vista diverso dal solito, è una cosa che non tutti riescono a fare, a differenza della scrittura di articoli corti e poco informativi, che non destano il giusto interesse.

Alla fine, Google premia il posizionamento dei nostri articoli “in-depth”, degli approfondimenti, con un miglior posizionamento in SERP.

Articoli “in-depth”, le conclusioni

Per concludere questo discorso sugli articoli di approfondimento di Google, vogliamo porre l’accento ancora una volta sui contenuti, sia in termini di quantità che di qualità. Abbiamo capito che è importante scrivere dei testi lunghi, ma allo stesso modo bisogna scriverli bene, in maniera tale da spingere gli utenti a condividerli. Se dovete scrivere testi lunghi ma di poco interesse, è meglio stare più brevi.

La bravura e la capacità di un autore fanno la differenza e la faranno ancora di più nel prossimo futuro. I contenuti rivestono un’importanza importante, che non accenna a diminuire, è questa la chiave giusta da seguire per sviluppare un progetto web che possa avere una durata di medio / lungo termine.

Come influisce il Comportamento dell’Utente sul Posizionamento di un Sito Web

Fare SEO in maniera ottimale significa prendere in considerazione ogni singolo aspetto della “materia”, non solo qualità dei testi, loro organizzazione e link building, ma anche tutti gli aspetti relativi al comportamento dell’utente, quali la durata della visita, il bounce rate, la percentuale di ritorno e le conversioni, tutte informazioni che sono potenzialmente in grado di influire sui risultati nei motori di ricerca.

In questo approfondimento li andiamo ad analizzare uno ad uno e cercheremo di capire come poter fare sempre meglio.

Durata della visita

Si tratta del tempo trascorso da un utente sul vostro sito web e su ogni singola pagina dello stesso. In linea generale, a durate più lunghe corrispondono effetti migliori sul posizionamento, ma non è sempre così.

Ci sono siti web in cui è normale entrare ed uscire molto velocemente, magari perché si riesce a trovare già nelle prime righe la risposta a ciò che si cerca, mentre ce ne sono altri in cui bisognerebbe avere una durata quanto più lunga possibile, come ad esempio i siti informativi e di approfondimento.

Per controllare la durata della visita con Google Analytics, basta andare in Acquisizione → tutto il traffico → Canali. Tra le varie colonne c’è anche quella della “Durata sessione media” che mostra esattamente l’informazione che stiamo cercando, dividendola, in questo caso, per fonte di provenienza della visita (ricerca organica, visite dirette, referral e social).

durata-visita

Per aumentare la durata media delle visite è fondamentale fornire dei contenuti sempre perfetti, che siano in grado di rispondere alle domande dell’utente, scritti in una maniera coinvolgente, tale da invogliarlo a leggere.

Anche l’uso del font giusto è importante, per evitare di creare un sito confuso e poco chiaro.

Bounce rate, la percentuale di utenti che escono subito

Con il termine di bounce rate (tasso di rimbalzo) si intendono la quota di utenti che entrano nel sito ed escono senza aver visitato alcun’altra pagina.

Si tratta di un dato che, in teoria, dovrebbe essere tenuto quanto più basso possibile, ma anche in questo caso dipende molto dal tipo di contenuto.

A volte un bounce rate alto è normale, come nel caso in cui un utente trovi ciò che cercava già alla prima pagina (pensiamo alla ricetta della pasta alla carbonara senza pancetta, se un utente atterra su una pagina che già la presenta, è normale che potrebbe uscire senza vedere altro), mentre altre volte è importante avere un bounce rate basso, come ad esempio sui siti di informazioni turistiche dedicati a chi non ha mai visitato una località (e cerca, giustamente, quante più informazioni possibile).

Potete controllare il bounce rate, sempre con Google Analytics, andando sempre in Acquisizione → tutto il traffico → Canali.

Per tenere basso il bounce rate bisogna lavorare principalmente sui link interni, ovvero i collegamenti ipertestuali che legano una data pagina con altre del proprio sito web.

I link interni, oltre ad essere particolarmente utili da un punto di vista SEO, sono anche eccezionali per migliorare l’esperienza utente e diminuire il tasso di rimbalzo.

Percentuale di ritorno

Con questo termine si intende il numero di utenti che torna nel sito più di una volta. Avere un elevato numero di visitatori di ritorno significa che si producono buoni contenuti e che si ha un sito web utile: potete stare certi che gli utenti non vorranno visitare ripetute volte siti web che non rispondono ai loro bisogni.

Per controllare la percentuale di ritorno, andate in Acquisizione → Panoramica. Avrete, nello specifico, il dato relativo alle nuove sessioni, ovvero gli utenti che hanno visitato il sito web per la prima volta. La percentuale di ritorno è il dato opposto.

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Da un punto di vista SEO bisogna cercare di mantenere la percentuale di ritorno quanto più alta possibile.

Particolarmente importante e positiva è la percentuale di ritorno delle visite dirette, ovvero utenti che digitano direttamente il nome del vostro sito nella barra del proprio browser. Questo è un chiaro segnale che cercano proprio voi, e Google ne tiene conto.

Completamento dell’obiettivo

Ogni sito web ha un obiettivo finale, che può essere quello di spingere l’utente a compilare un modulo di richiesta informazioni, oppure a comprare, iscriversi alla newsletter e così via. Quale che sia l’obiettivo finale del vostro sito, con Google Analytics potete tenerne traccia.

Per creare un nuovo obiettivo (goal, in inglese) dovete andare in Amministrazione (si trova in alto), scegliere l’account Analytics che desiderate, poi la proprietà di cui volete creare l’obiettivo (ovvero, il sito web) ed infine la vista. Cliccate quindi su Obiettivi, scegliete Nuovo obiettivo e seguite le istruzioni a schermo.

Dopo averlo creato, ogni obiettivo è modificabile oppure disattivabile, ma non si può cancellare. Ricordate di procedere con cautela nella creazione degli obiettivi, ogni vista ne ha solo 20.

Se volete tracciare, ad esempio, la compilazione di un modulo o la conclusione di un acquisto nel vostro ecommerce, potete far scattare la conversione al raggiungimento di una pagina di ringraziamento, ad esempio “thanks.html”.

Per poter aggiungere questo obiettivo procedete come segue:

  • punto 1, andate nella sezione “Amministrazione”, in alto, del vostro Analytics. Scegliete account, proprietà (ovvero il sito web) e vista;
  • punto 2, impostazione obiettivo, scegliete “Personalizzato”;
  • punto 3, descrizione dell’obiettivo, alla voce “Nome” inserite un qualunque nome che vi possa aiutare a ricordare che obiettivo state tracciando, alla voce “Tipo” scegliere “Destinazione”;
  • punto 4, dettagli obiettivo, potete scegliere tre tipologie di destinazione: “è uguale a”, ovvero l’URL esatto che volete tracciare, “Inizia con”, cioè la prima parte dell’URL, “espressione regolare”, per seguire indirizzi più complessi;
    • scegliamo “è uguale a” e, nel campo appena a destra, inseriamo l’url della pagina che farà scattare la conversione. Potete inserire solo l’indirizzo della pagina, ad esempio “/thanks.html” oppure il suo indirizzo completo, incluso di nome del dominio e http;
    • la voce “Valore” vi permette di dare un valore economico al vostro obiettivo, utile se vendete un infoprodotto;
    • la voce “Canalizzazione” vi permette di tracciare il cosiddetto “funnel”, ovvero impostare un percorso che volete che l’utente faccia per poter segnare la conversione.

Per controllare gli obiettivi, in Analytics andate in Conversioni → Obiettivi → Panoramica e potete vedere un grafico delle stesse.

obiettivi

Per aumentare le conversioni, oltre a scrivere dei contenuti persuasivi, dovete anche puntare sull’ottimizzazione delle pagine web, inserire pulsanti che richiamano ad una data azione (i cosiddetti “call to action”) e lavorare per cercare di incrementare il CRO (Conversion Rate Optimization).

Traiamo le conclusioni

Andando a chiudere questo articolo, ci teniamo a ricordare e confermare che prendersi cura dei quattro aspetti sopra indicati è positivo da un punto di vista del SEO.

Curare l’esperienza utente e fare in modo che egli si possa trovare “come a casa propria” nel vostro sito web è importantissimo, per questo motivo la durata della visita, il bounce rate, la percentuale di ritorno e la percentuale degli obiettivi raggiunti sono 4 valori che non potete fare a meno di considerare.

Penalizzazioni Google, manuali ed algoritmiche: cosa evitarle e come uscirne

Vedersi penalizzato un sito web è uno degli incubi più brutti che possa capitare ad un SEO. Di solito, se si rispettano le linee guida che Google fornisce a tutti i webmaster si è al riparo da questo rischio, ma a volte, nonostante la buona volontà, si finisce per ricevere una penalizzazione e si rischia di vedersi sfuggire di mano il lavoro di mesi, se non addirittura di anni. Basta anche un piccolo particolare, una dimenticanza, per rischiare di essere penalizzati.

Panda e Penguin sono le due “bestie nere” dei SEO da qualche anno a questa parte ed entrambi hanno fatto tantissime “SEO vittime” nel tentativo di ripulire le SERP da spam e contenuti di bassa qualità. Oltre ad essi, c’è sempre il rischio di vedersi affibbiata una qualche penalizzazione manuale da parte di un quality rater, persone fisiche che svolgono il compito di girare per le SERP alla ricerca di siti che non meritano di essere posizionati dove stanno.

Due sono le penalizzazioni in cui si potrebbe incorrere, una di tipo manuale e l’altra di tipo algoritmico.

Penalizzazioni manuali

Si tratta del tipo di penalizzazione più facile da individuare perché è l’unica per la quale Google ci dice qualche cosa. Basta entrare nel Search Console e andare nella sezione Traffico di Ricerca → Azioni Manuali per trovare eventuali penalizzazioni inflitte da parte di un quality raters.

Uscire da queste penalizzazioni è solitamente abbastanza facile, in quanto viene spiegato, a volte anche nei particolari, la causa e, semplicemente facendo una ricerca in rete oppure usando il buon senso, si possono mettere in pratica tutte le misure necessarie.

Dopo averle fatte sarà necessario inviare a Google una richiesta di riconsiderazione, la cui valutazione solitamente chiede qualche giorno, al termine della quale sapremo se abbiamo fatto le cose per bene o meno. Nel primo caso, la penalizzazione sarà tolta e, tempo qualche giorno, dovremo riavere i posizionamenti (e il traffico) antecedenti alla penalizzazione, nel secondo caso saremo ancora in penalizzazione, eventualmente ci verranno date altre istruzioni, ma in ogni caso dovremo ancora rifinire il lavoro.

Penalizzazioni algoritmiche

Sono quelle che vengono assegnate direttamente dagli algoritmi di Google, per questo motivo non si ha nessun avvertimento dai Webmaster Tools e bisogna cercare di capire da soli, o con l’aiuto di un esperto, la possibile causa, per cercare di porvi rimedio.

Penalizzazioni Google Panda

Panda è l’algoritmo di Google che considera la qualità dei contenuti e mira a penalizzare i siti che presentano testi di bassa qualità e non utili agli utenti.

google-panda

Definire un contenuto di bassa qualità non è una cosa semplice, ma in generale potremmo dire che si tratta di:

  • contenuti che hanno testi eccessivamente corti, che non apportano nessuna utilità agli utenti;
  • testi con contenuti copiati;
  • contenuti che si trovano all’interno di siti realizzati solo a scopo pubblicitario;
  • siti web che danno prevalenza alle pubblicità piuttosto che ai contenuti;
  • testi con molti errori;
  • contenuti con molti errori.

Quando un utente si trova di fronte a dei contenuti di bassa qualità in generale, tende ad uscire velocemente da un sito web, di conseguenza la metrica del bounce rate è molto alta. Se questo valore è alto per tutto il sito web, tanto da essere prossimo al 100%, potrebbe essere un chiaro indice che qualche cosa non va.

Lo stesso possiamo dire della durata della visita, altra metrica da cui si può desumere l’utilità di un contenuto, tenendo presente che maggiore è la durata delle visite da parte degli utenti e più utili sono solitamente i testi. Se un sito ha dei valori bassissimi in qualità di durata delle visite, magari in aggiunta ad un bounce rate alto, a dei testi molto corti, ad un tasso di ritorno bassissimo o anche ad un numero troppo alto di pubblicità rispetto ai contenuti, siamo di fronte a tutta una serie di segnali che potrebbero far scattare la penalizzazione da parte di Panda.

Panda valuta la qualità dei contenuti anche in considerazione dell’otttimizzazione per una certa keywords o keyphrase. Benché oggi sia obsoleto parlare di keyword density, non bisogna tuttavia esagerare e occorre evitare di ripetere, un numero eccessivo di volte, in maniera innaturale, una data chiave di ricerca in un testo solo per cercare di ottimizzarlo tantissimo per quella chiave, non fa altro che portare ad una penalizzazione da sovraottimizzazione.

Penalizazioni Google Penguin

Penguin è l’algoritmo di Google che valuta la qualità dei link e, in generale, il lavoro SEO fatto sul sito web. Ricevere un numero eccessivo di link in entrata da parte di siti che vengono classificati come “spam” da parte di Google, oppure avere solo backlink con anchor key esatta, sono segnali chiari che fanno scattare una penalizzazione da parte di Google Penguin.

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In linea generale possiamo dire che:

  • Google non ama i link innaturali
  • Google non ama i link che sono creati in maniera artificiale, al solo scopo di falsare il posizinamento di un sito sul motore di ricerca
  • Google non ama lo scambio di link
  • Google non ama i link comprati
  • Google non ama i siti che ricevono tantissimi link da siti di pessima qualità.

Come uscire da una penalizzazione di Google Panda

E’ una delle penalizzazioni più toste da cui poter uscire, tanto che a volte si preferisce buttare un sito web piuttosto che lavorarci per cercare di uscirne.

In linea generale, se sospettate di essere incappati in una penalizzazione da Panda, potete seguire queste linee guida:

  • revisionare i testi eccessivamente corti, quelli che non danno una vera e propria utilità all’utente;
  • eliminare testi duplicati o copiati;
  • migliorare i testi che si possono ancora migliorare, puntando ad avere la miglior risorsa possibile della rete per quel dato articolo;
  • controllare i link in uscita dal sito web, che potrebbero puntare a siti di bassa qualità.

Inoltre, bisogna necessariamente continuare a scrivere testi sempre migliori.

Come uscire da una penalizzazione Google Penguin

Poiché Penguin guarda alla qualità dei link che si ricevono, bisogna cercare di capire quali sono quelli che potrebbero aver creato problemi.

La prima cosa da fare è una completa analisi dei link in entrata, che potete fare tramite il Search Console di Google o usando strumenti appositi come Ahrefs o WebCEO, che vi aiutano a trovare i link definiti “tossici”. Considerate che si tratta pur sempre di tools, pertanto potrebbero segnare dei falsi positivi, dunque l’analisi di ogni link ricevuto va fatta manualmente.

Dopo aver individuato i link che in entrata che si pensa di voler rimuovere, bisogna cercare di agire. Se si ha il controllo su quei link, allora li si può tranquillamente rimuovere, se invece non si ha tale controllo bisogna entrare in contatto con il webmaster del sito in questione chiedendo la rimozione del link.

Se ciò non dovesse essere sufficiente, magari perché non riuscite a trovare alcun modulo di contatto, o comunque non ricevete risposta da parte del webmaster, allora vi rimane l’arma del disavow tool: praticamente state dicendo a Google che non volete che egli consideri, nel calcolo dei link che ricevete, quelli che ritenete tossici. Attenzione, usate questo strumento con discrezione, perché se per caso fate il disavow di un link valido, potreste peggiorare la situazione piuttosto che migliorarla.

Penalizzazioni Google, le conclusioni

Per esperienza, possiamo dire che è possibile uscire da una penalizzazione di Google, sia essa manuale che algoritmica. E’ fondamentale, però, sapere dove andare a guardare, soprattutto se la penalizzazione è del secondo tipo, altrimenti si rischia di toccare lì dove non si sarebbe dovuto toccare.

La costanza è fondamentale per poter avere la meglio da una penalizzazione, così come molta pazienza, dato che non sempre liberarsi di una zavorra del genere è veloce, oltre che non essere semplice.